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Dinka
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I mwbgdinka (desueto mwbwdincacite-ref-1[1] o mwdadencacite-ref-2[2]) sono una tribù del mweqSudan del Sud. Abitano nelle regioni di mwegBahr al Ghazal e mwewKordofan. Si calcola che siano tra i 4 e 4,5 milioni di persone, una percentuale che corrisponde al 36-40% della popolazione del mwfaSudan del Sud. I dinka rappresentano il maggior gruppo etnico del mwfqSudan del Sudcite-ref-3[3]cite-ref-4[4].
La loro economia si basa soprattutto sulla pastorizia e sull'agricoltura, in particolare la coltivazione del mwhwmiglio sulle sponde del mwiaNilo e altre varietà di mwiqgraminacee che però possono essere coltivate solo durante la stagione piovosa. Gli mwigJieng (sing. mwiwMuonyjang) sono il ramo della tribù Dinka che abita le sponde del Nilo, detti mwjaNilotici (originariamente provenienti dalle zone del mwjqNilo Bianco, parlano una lingua mwjgNilotica e includono i mwjwNuer e i mwkaLuo)cite-ref-5[5], sono di statura ed altezza notevolecite-ref-6[6].
Non sono guidati da nessuna autorità politica centralizzata ma da una fitta rete di clan, i cui capi sono i cosiddetti "Maestri d'Arpione" (punte di lancia da pesca)cite-ref-7[7]. La loro madrelingua, chiamata dinka oppure mwnwthuongjang, appartiene al gruppo delle lingue mwoanilotiche, e più precisamente al ramo caro-nilotico degli idiomi nilo-sahariani; essa viene scritta usando l'alfabeto latino al quale sono aggiunti altri caratteri.Nella lingua dinka il loro nome significa "persone".
Contents
• Note
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Strategie pastorizie
--[[File:Dryseasonhuts.png|thumb|Un esempio di casa Dinca.]]--
La regione del Sudan Meridionale è stata descritta come "un grande bacino idrico che piano piano discende verso il nord"cite-ref-8[8] attraverso il quale scorrono i fiumi del mwqaNilo Bianco, del Bahr el Jebel, del mwqgBahr al Ghazal, anche detto Nam, e il Sobat. Questi fiumi confluiscono tutti in una grande mwqwbarriera paludosa.
I vasti giacimenti di petrolio sudanese si trovano nelle regioni meridionali e orientali, le quali fanno parte della grande pianura paludosa, un bacino nel mwrqsud Sudan, che raccoglie tutti i fiumi provenienti dal mwrgbacino del Congo, mwrwUganda, mwsaKenya e dall'mwsqEtiopia. Questi fiumi drenano da una vasta regione che circonda gli mwsgstati sudanesi di mwswBahr al Ghazal e dell'mwtaAlto Nilo il cui terreno è principalmente formato da minerale di mwtqferro.
Il territorio può essere suddiviso in diverse classi:
----[[File:Toichuts.png|thumb|left|Un esempio di alloggio temporaneo per la stagione delle piogge. Da notare i pali per evitare le inondazioni.]]----
• mwuqTerritori alti - per l'appunto più alti dei circostanti, anche se di solo alcuni centimetri, sono le sedi dove costruire insediamenti permanenti. La vegetazione consiste in zone di piccoli alberelli e di cespugli con altre zone più boscose.
• mwuwTerritori intermedi - sono un po' più bassi dei mwvaterritori alti, si trovano nella zona Etiope e centro-orientale del bacino che è meno soggetta ad inondazioni. La vegetazione è composta da campi alternati a qualche piccolo agglomerato di alberi di mwvqacacia.
• Toic - zona annualmente inondata dai grandi fiumi adatta per il pascolo del bestiame.
• mwwqSudd - zona paludosa, più bassa del mwwgtoic, adatta per la pesca e grande punto di difesa impenetrabile. Impossibile pascolarci il bestiame.
La fauna selvatica del bacino prospera ed è raramente cacciata dagli abitanti locali (Roth 2003).
---[[File:Byre.png|thumb|Un esempio di stalla tipica del luogo.]]--
La tribù Dinka (o Jieng) ha 10 suddivisioni: Atuot, Aliab, Bor, Chiej, Agar, Gok, Rek, Twij, Malual e Ngok; i Malual sono la maggioranza con circa un milione di persone.
Le migrazioni dei Dinka sono determinate dalle inondazioni annuali, nei mesi di maggio e giugno si trasferiscono nei loro "insediamenti permanenti" fatti di fango e tetti in paglia, situati sopra il livello di inondazione, dove coltivano le loro piantagioni di miglio e di grano.
Questi insediamenti, adattati per la stagione delle piogge, di solito sono dotati di granai e stalle. Durante la stagione arida, che inizia nei mesi di dicembre e gennaio, tutti, tranne i malati, le donne, i bambini e gli anziani, si trasferiscono negli insediamenti semi-permanenti del toic per portare al pascolo il gregge.
Le piantagioni di miglio e di grano si trovano nei mwyaterritori alti e il raccolto viene fatto all'inizio della stagione delle piogge, quando la pioggia è molto abbondante, nei mesi di giugno e agosto. Il bestiame viene portato nel toic nei mesi di settembre e novembre a pascolare nei campi a nutrirsi dei gambi secchi rimasti dalle pianticelle dopo il raccolto del miglio e del grano (Deng 1972).
Religione e cultura
I Dinka hanno un rito per il passaggio all'età adulta: i giovani marchiano la loro fronte con un oggetto affilato e vengono messi a dura prova. Durante la cerimonia del passaggio all'età adulta acquisiscono anche un secondo nome che si ispira al colore delle mwzwvacche. Il clan sacerdotale ereditario dei "Maestri d'Arpione", esegue sacrifici bovini al dio mwaaNialich. Un rito centrale della religione Dinka veniva eseguito dai Maestri d'Arpione quando diventavano vecchi, che consisteva nel decidere il giorno della propria morte nel quale si coricavano nel loro sepolcro, dove venivano uccisi su loro esplicita richiesta, dalla comunitàcite-ref-9[9].
Il cristianesimo fu introdotto nella regione all'inizio del mwbgXIX secolo dai mwbwmissionari britannici e anche durante le recenti guerre civili.
Guerra con il Sudan del Nord e lo stato di rifugiati di guerra
Per via dei loro diversi credi religiosi e stili di vita i Dinka hanno dichiarato guerra nel mwcg1983 al Governo Islamico di mwcwKhartoum, capeggiati da mwdaJohn Garang de Mabior sotto il partito dell'mwdqEsercito di Liberazione del Popolo di Sudan (S.P.L.M.). Il conflitto durò 21 anni ed è conosciuto come la mwdgSeconda Guerra Civile Sudanese, durante la quale persero la vita molti Dinka. I Dinka dichiararono guerra anche alle tribù dei mwdwNuer.
Gruppi di rifugiati di guerra Sudanesi, appartenenti ai Dinca, possono essere trovati a mweqJacksonville, mwegClarkston un quartiere in mwewAtlanta, e a mwfaEdmonton nel mwfqCanada. La loro esperienza è stata narrata in molti libri, canzoni e filmati.
Nel 2004 il primo volume del romanzo grafico mwfwEchoes of the Lost Boys of Sudan ("Echi dei ragazzi dispersi del Sudan") fu distribuito a mwgaDallas in mwgqTexascite-ref-10[10]. Le varie esperienze dei rifugiati Dinca furono narrate nei documentari mwhgThe Lost Boys of Sudan di Megan Mylan e Jon Shenk e nel libro mwiaThe Lost Boys of Sudan di Mark Bixler.
Il massacro di Bor del 1991
Il 15 novembre 1991, durante la mwiwSeconda guerra civile in Sudan, combattenti di etnia mwjaNuer appartenenti ai gruppi armati noti come SPLA-Nasir (una fazione all'interno dell'mwjgEsercito di Liberazione del Popolo del Sudan) e Nuer White Army uccisero un numero stimato di almeno 2.000 civili di etnia Dinka nella città di mwkaBorcite-ref-11[11]cite-ref-12[12]. La devastazione e il saccheggio del territorio causarono una crisi umanitaria che continuò a mietere vittime negli anni successivi. L'allora comandante dello SPLA-Nasir, mwmqRiek Machar, in seguito vicepresidente del mwmgSudan del Sud (2011-2016), ha ammesso pubblicamente nel 2012 le proprie responsabilità nel massacrocite-ref-13[13]cite-ref-14[14].
Note
cite-note-11. ↑ mwqqCfr. le occorrenze del lemma "Dinca" sui libri in lingua italiana.
cite-note-22. ↑ mwrqCfr. le occorrenze del lemma "Dinca" sui libri in lingua italiana.
cite-note-33. ↑ mwsqmwsgmwswDinka | History, Culture & Language | Britannica, su mwtabritannica.com. mwtqURL consultato il 13 febbraio 2026.
cite-note-44. ↑ mwuqmwugmwuwIdentità, confini ed etnie. La polarizzazione dell’immaginario etnico nel conflitto civile sud-sudanese | Dialoghi Mediterranei, su mwvaistitutoeuroarabo.it. mwvqURL consultato il 13 febbraio 2026.
cite-note-55. ↑ Seligman 1965
cite-note-66. ↑ mwxamwxqmwxgThe Tutsi || In and Out of Focus: Images from Central Africa 1885-1960, su mwxwnmafa.si.edu.
cite-note-77. ↑ Lienhardt 1961
cite-note-88. ↑ Roth 2003
cite-note-99. ↑ citereflienhardtG. Lienhardt, mw0qDivinity and Experience: the Religion of the Dinka, Oxford, Clarendon Press, 1961.
cite-note-1010. ↑ mw1qmw1gmw1wmw2a'Echoes of the Lost Boys of Sudan'mw2q : NPR, su mw2gnpr.org.
cite-note-1111. ↑ mw3gmw3wamnesty.org, mw4ahttps://www.amnesty.org/download/Documents/192000/afr540031992en.pdfmw4q Titolo mancante per url mw4gurl (aiuto). mw5aURL consultato il 28 dicembre 2018.
cite-note-1212. ↑ mw6qmw6gmw6wSUDAN, su mw7ahrw.org. mw7qURL consultato il 28 dicembre 2018.
cite-note-1313. ↑ mw8q(mw8gmw8wEN) mw9amw9qRiek Machar in tears as he admits to 1991 Bor massacres | The London Evening Post, su mw9gthelondoneveningpost.com. mw9wURL consultato il 28 dicembre 2018 mw-a(archiviato dall'mw-qurl originale il 20 dicembre 2013).
cite-note-1414. ↑ mw-qmw-gmw-wSouth Sudan VP confirms apology for Bor Massacre - Sudan Tribune: Plural news and views on Sudan, su mwaqasudantribune.com. mwaqeURL consultato il 28 dicembre 2018.
Bibliografia
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• citerefseligmanC.G. Seligman, Brenda Z. Seligman, Pagan Tribes of the Nilotic Sudan, Londra, Routledge & Kegan Paul Ltd., 1965.
• citerefdengDeng, Francis Mading, The Dinka of the Sudan., Prospect Heights, Waveland Press, Inc., 1972.
• mwaqsG. Lienhardt, Divinity and Experience: the Religion of the Dinka, Oxford, Clarendon Press, 1961.
• citerefstubbsJ.M. Stubbs, Morison C.G.T., The Western Dinkas, Their land and their agriculture., in Sudan Notes and Records, XXI, 1940, pp. p.251-266.
• Jok Madut Jok Published Material: http://unjobs.org/authors/jok-madut-jok
• mwarqhttps://web.archive.org/web/20040926151520/http://www.openroad.net.au/languages/african/dinka-2.html
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